Rimanere- per forza- connessi

Le videochiamate ci stanno aiutando a continuare a lavorare e a rimanere connessi. Ma a quale prezzo? Come possiamo ridurre la “stanchezza da Zoom”?

Da quando la pandemia è cominciata passiamo una notevole quantità di tempo in video e ne siamo esausti. Cosa esattamente ci stanca così tanto? Nell’articolo di BBC Worklife Gianpiero Petriglieri e Marissa Shuffler, esperti di apprendimento e lavoro a distanza, rispondono.

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La video-comunicazione è diversa rispetto alla comunicazione faccia a faccia?

Petriglieri sostiene che la comunicazione in video richieda di essere molto più concentrati. La videochat significa lavorare più duramente per elaborare gli indizi non verbali relativi alle espressioni facciali, al tono della voce, al linguaggio del corpo. “le nostre menti sono insieme, ma il nostro corpo non lo è. Questa dissonanza, che determina sentimenti contrastanti, ci sfinisce.”

Anche i ritardi nella comunicazione non aiutano perché ci fanno percepire il nostro interlocutore molto meno attento e amichevole.

I silenzi sono poi un’altra sfida. Infatti, laddove di solito creano un ritmo naturale nelle conversazioni dal vivo, in video ci rendono ansiosi rispetto al buon funzionamento della rete e ci fanno sentire a disagio.

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Un ulteriore fattore da considerare secondo Shuffer è l’essere consapevoli di stare “sotto a i riflettori”. Quando stiamo in videochiamata conviviamo con l’idea di essere sempre osservati, di stare su un palco, sottoposti alla pressione sociale e sentendoci come se ci dovessimo esibire. Inoltre, evitare di guardare la nostra immagine sullo schermo e smettere di chiederci come compariamo sul video, sembra essere un obiettivo difficile da raggiungere.

Come stanno contribuendo le circostanze attuali?

Abbiamo visto che già l’essere in video è stressante. Figuriamoci esserlo nel momento attuale di quarantena che stiamo vivendo. Petriglieri ritiene che essere obbligati al video contribuisca ad aumentare lo stress, ricordandoci di come erano i tempi precedenti.

Prima eravamo abituati a tenere separati i nostri mondi: lavoro, amici, famiglia. Adesso tutti questi mondi si incontrano nello stesso posto.

La teoria della complessità del sè ci dice che ogni individuo ha molteplici caratteristiche, in relazione al ruolo sociale, alle relazioni, alle attività e agli obiettivi. Petriglieri sostiene che questa diversità sia salutare. Quindi, tanto più questa diversità di caratteristiche si reduce, tanto più diventiamo vulnerabili a emozioni negative.

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Quando videochiamo I miei amici perché non mi rilasso?

Molti di noi hanno iniziato in questo momento ad utilizzare le videochiamate fra amici. Ma anche quando il proposito è che questo tempo sia divertente, diventa stressante. Perché? Shuffler evidenzia una linea di confine fra il divertimento e l’obbligo. Se ti senti in dovere di partecipare a quella videochiamata, sarai meno incline ad essere te stesso, a sentire la stanchezza da Zoom.

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Non importa se lo chiami video-aperitivo è una riunione perchè prima di tutto questo era uno strumento di lavoro – Gianpiero Petriglieri

Come possiamo ridurre la stanchezza da zoom?

Entrambi gli esperti intervistati ritengono utile ridurre le videochiamate a quelle veramente necessarie. Disattivare il video o fare riunioni senza video sono opzioni da considerare. Fra l’altro disattivare il video permette di aumentare la concentrazione.

Strutturare dei momenti di stacco fra una videochiamata e l’altra ci permette di rigenerarci, di fare un po’ di stretching, bere e fare un po’ di attività fisica. I confini e I momenti di stacco sono importanti: abbiamo bisogno di creare un cuscinetto che consenta di mettere da parte un’identità e si entrare in un’altra modalità che sia lavorativa o personale.

Magari qualche volta si potrebbe preferire le care vecchie abitudini dice Petriglieri: “Scrivi una lettera anziché aprire zoom. Fai sapere all’altro che tieni veramente a lui.”.

Questo articolo è una libera traduzione di quello comparso su BBC Worklife

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